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Che lingua parli? Parliamone.
Neologismi, vocaboli ed espressioni più o meno creative, modi di dire, termini mutuati dalle lingue straniere, recuperi dal passato, gerghi di settore. Dove sta andando la lingua italiana? Quale italiano parliamo oggi? In questa sezione trovate una rassegna stampa sempre aggiornata, con gli articoli di chi studia la nostra lingua e la sua continua evoluzione. Per capirne qualcosa di più.
La sosia?
di Fausto Raso

Ancora una volta, nostro malgrado, dobbiamo denunciare l’ “analfabetismo linguistico” della carta stampata che ci propina strafalcioni a non finire. Qualche giorno fa, un quotidiano nazionale che “fa opinione”, e che non menzioniamo per carità di patria, non ci ha smentito titolando, in una pagina di cronaca, “E sfila la sosia dell’attrice”. Dov’è lo strafalcione? si domanderanno i così detti opinionisti e “gente di cultura” che affollano le redazioni. Non occorre che si affannino oltre misura, con il rischio di “spaccarsi” le meningi: lo strafalcione – inammissibile nei divulgatori di cultura quali sono gli operatori dell’informazione – è quell’articolo femminile “la” davanti a sosia. Questo sostantivo è maschile e invariabile e tale deve rimanere, anche se si riferisce a un femminile. Il giornale, quindi, avrebbe dovuto titolare – correttamente – “ E sfila il sosia dell’attrice”. Se ci fosse una legge che punisce l’ “analfabetismo linguistico” molti redattori o sedicenti tali dovrebbero cambiare mestiere. Ma non divaghiamo e torniamo al “sosia” in oggetto e vediamo perché deve rimanere invariato. Diamo la parola al compianto linguista Aldo Gabrielli, un “padre della Lingua”, sicuramente più autorevole dell’estensore di queste noterelle.
Dimenticavamo: se il redattore titolista avesse consultato un qualsivoglia vocabolario della lingua italiana non sarebbe caduto in quell’orribile strafalcione; evidentemente era sicuro del fatto suo, come tutti coloro che si piccano di fare la lingua. Ma la lingua, amici carissimi, è piena di trabocchetti e sosia è uno di questi. E veniamo al Gabrielli.
“Quante volte ho sentito frasi come queste: ‘Anna è la sosia di sua madre’, ‘Quell’attrice non è certo la sosia della Garbo’, parlando di due persone che si somigliano come due gocce d’acqua o non si somigliano affatto. E tutte le volte mi vien da dire: che erroraccio! Erroraccio perché? Ma perché sosia è un nome maschile, e maschio ha da restare, anche se da nome proprio una trasformazione l’ha già fatta diventando nome comune. Infatti questo Sosia, per chi non lo ricordasse, è il nome del servo di Anfitrione, nella famosa commedia di Plauto (…). Nella commedia platina accade che un giorno Mercurio, mandato sulla terra da Giove, assumesse l’identico aspetto di Sosia, allo scopo di giocare alcune beffe diciamo piccanti all’infelice Anfitrione. Questo soggetto fu poi ripreso dal Molière nella commedia intitolata appunto ‘Amphitryon’, e il nome del servo, divenuto subito popolarissimo in Francia, da proprio si trasformò in comune, venendo a indicare persona somigliantissima a un’altra al punto da essere scambiata con questa. Noi riprendemmo il termine dal francese in questa accezione figurata verso la metà dell’Ottocento. Ma sempre come maschile, si capisce. Perciò dobbiamo dire ‘il sosia’, nel plurale ‘i sosia’, sia con riferimento a uomo sia con riferimento a donna. Non possiamo dare a Sosia una sorella dello stesso nome! Diremo quindi correttamente ‘Anna è il sosia di sua madre’, ‘Quell’attrice non è certo il sosia della Garbo’. Stona quel maschile accostato a un femminile? Ma stona forse dire ‘Anna è il ritratto, il doppione, il modello, lo stampo di sua madre? (…)”.
A questo punto c’è qualche opinionista disposto a contraddire le parole di un grande della lingua? Se c’è si faccia avanti, ma deve portare motivazioni convincenti e soprattutto logiche.

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