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Che lingua parli? Parliamone.
Neologismi, vocaboli ed espressioni più o meno creative, modi di dire, termini mutuati dalle lingue straniere, recuperi dal passato, gerghi di settore. Dove sta andando la lingua italiana? Quale italiano parliamo oggi? In questa sezione trovate una rassegna stampa sempre aggiornata, con gli articoli di chi studia la nostra lingua e la sua continua evoluzione. Per capirne qualcosa di più.
Voci corrette e voci... familiari
di Fausto Raso

Alcuni amici ci hanno chiesto di risolvere l'annoso dilemma circa la grafia di "familiare": con la "g" (famigliare) o senza?
La lingua - chi può negarlo? - si evolve, ma la sua "evoluzione" non deve fare a pugni con le sue origini nobili, discendendo dal latino. Ci riferiamo ai così detti scrittori di vaglia (che forse sono tali solo quando compilano un... vaglia postale) che per mero snobismo scrivono "famigliare" (con tanto di digramma "gl") e non familiare, voce non scorretta ma... familiare. Ci rifiutiamo categoricamente di pensare che tali scrittori (e giornalisti "di grido") non considerino la derivazione latina del termine in oggetto: "familiaris". La sola grafia corretta quindi - a nostro parere - è "familiare", senza il digramma "gl", perché rispecchia la sua origine latina. "Famigliare", anche se alcuni linguisti la tollerano, è voce certamente non dotta. C'è da dire però, per onestà, che ci sono due scuole di pensiero al riguardo. Alcuni autori optano per il digramma "gl" (famigliare) solo quando questa voce si riferisce a tutto ciò che è strettamente legato alla famiglia: il padre, la madre, i fratelli sono i nostri "famigliari"; optano, invece, per la grafia alla latina (senza il digramma "gl") allorché la voce "familiare" significa "noto", "conosciuto", insomma... familiare: quella città mi è familiare, vale a dire "nota". Ci sembra, a nostro giudizio (se può valere in confronto con i "grandi"), una distinzione che non ha né capo né coda. Scriviamo e diciamo "familiare" (alla latina), punto e basta. Eviteremo, così facendo, delle distinzioni che aggraverebbero ulteriormente i nostri dubbi: un cugino di terzo grado è "famigliare" o "familiare"? A voi, cortesi amici “navigatori”, trarre le conclusioni. E sempre in tema di "voci familiari", ci preme ribadire - senza tirare in ballo Aldo Gabrielli o Bruno Migliorini, linguisti di pari fama - che le espressioni idiomatiche "per il tramite di", "a mezzo di" adoperate nel senso di "per mezzo di", anche se non considerate errate, sono di uso prettamente... familiare. Chi ama il bel parlare e il bello scrivere deve attenersi, quindi, all'uso corretto e lasciare gli usi "scolastici", "familiari", "militari" e "burocratici" ai soli settori d’appartenenza. Quando si parla e si scrive per tutti (e gli scrittori e i giornalisti scrivono per tutti) l'uso è uno solo. Ed è l'uso corretto. A questo proposito ci viene da ridere quando, consultando alcuni vocabolari, leggiamo: voce meno corretta (o meno bene). Un termine o è corretto o non lo è. Non può essere "corretto a metà".

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