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Che lingua parli? Parliamone.
Neologismi, vocaboli ed espressioni più o meno creative, modi di dire, termini mutuati dalle lingue straniere, recuperi dal passato, gerghi di settore. Dove sta andando la lingua italiana? Quale italiano parliamo oggi? In questa sezione trovate una rassegna stampa sempre aggiornata, con gli articoli di chi studia la nostra lingua e la sua continua evoluzione. Per capirne qualcosa di più.
Nato con la camicia
di Fausto Raso

"E' proprio nato con la camicia, quel fanfarone", sbottò il ragionier De Marchi quando apprese che il posto di direttore generale, al quale aspirava da tempo, gli era stato "soffiato" da un collega più giovane e, a suo giudizio, meno preparato professionalmente. Questo modo di dire (nascere con la camicia) che i linguisti chiamano "idiomatismo", cioè proprio di una determinata lingua, si adopera quando si vuole mettere in particolare evidenza la "fortuna" che arride a una persona, il successo che ottiene in tutto quello che fa senza il minimo sforzo; insomma si dice di una persona che ha tutto ciò che vuole, anche se non sempre meritato.
Perlone Zipoli, pseudonimo di Lorenzo Lippi, autore del "Malmantile riacquistato", un poema burlesco arricchito di note linguistiche da Puccio Lamoni (anagramma di Paolo Minucci), così spiega l'origine del detto "nato vestito" (o con la camicia, ndr): "Dicono le levatrici che talvolta nascono bambini con una certa spoglia sopr' alla pelle, la quale spoglia non si leva loro subito nati, ma si lascia e casca poi da sé in processo di giorni; e tal creatura da esse si dice 'nata vestita', ed è preso per augurio di felicità (e di fortuna, ndr) di tale creatura".
De Marchi, però, aveva sottovalutato il fortunato collega: questi era notissimo ai vertici dell'Azienda perché faceva le cose, o meglio svolgeva il suo lavoro, come la "camicia de' gobbi". Ecco, amici ‘navigatori’, un altro modo di dire (o idiomatismo) sconosciuto ai più. Si dice, infatti, che un lavoro, una cosa è fatta come la "camicia de' gobbi" quando, di primo acchito, sembra fatta male, senza impegno ma a un esame più approfondito risulta essere perfetta: la camicia de' gobbi - è risaputo - "si taglia storta e infilata torna dritta".
A proposito di camicia, abbiamo letto tempo fa, sulla stampa, la cronaca di un ricevimento mondano di una principessa che "indossava una camicietta lilla su pantaloni neri". Riteniamo superfluo ricordare agli amici che amano la lingua la "regola" secondo la quale le parole in "cio" e "cia" perdono la "i" quando vengono "alterate" (vezzeggiativi): camicia, camicetta; ufficio, ufficetto. Sappiamo benissimo che è impresa ardua, una battaglia perduta in partenza pretendere che le nuove leve (ma non solo, ahinoi!) della carta stampata conoscano la grammatica come le loro tasche (colpa loro?, degli insegnanti?, dei programmi?); sappiamo benissimo che pretendere tutto ciò equivale a cercare la quadratura del cerchio, ma non ci arrendiamo: in questo caso il cerchio potrebbe diventare quadrato, anche se il modo di dire sta a significare di volere l'impossibile. Verso la fine del XIX secolo il matematico tedesco Ferdinand von Landemann dette, infatti, una risposta definitiva al problema della quadratura del cerchio: non è possibile costruire per via elementare (con riga e compasso) un quadrato equivalente ad un cerchio dato. Di qui, per l'appunto, il detto "quadrare il cerchio", pretendere, cioè, una cosa assolutamente impossibile.

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