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Che lingua parli? Parliamone.
Neologismi, vocaboli ed espressioni più o meno creative, modi di dire, termini mutuati dalle lingue straniere, recuperi dal passato, gerghi di settore. Dove sta andando la lingua italiana? Quale italiano parliamo oggi? In questa sezione trovate una rassegna stampa sempre aggiornata, con gli articoli di chi studia la nostra lingua e la sua continua evoluzione. Per capirne qualcosa di più.
Prima colazione? Maritozzo con panna
di Fausto Raso

Si tranquillizzino i nostri affezionati “cibernauti” amanti della lingua, non sono “incappati” in una rubrica culinaria, vogliamo solo vedere l’ “origine linguistica” della colazione e del maritozzo.
I Lettori, in particolare i romani, sanno che nella città dei sette colli c’è l’usanza – prima di recarsi al lavoro o durante la ‘pausa’ – di andare al bar (ma dovremmo dire alla “mescita”, per non essere accusati di adoperare termini barbari: bar, infatti, è voce inglese che propriamente significa ‘sbarra’, quella che separava il bancone dagli avventori) per far colazione con un buon maritozzo con panna ‘affogato’ in un ottimo cappuccino caldo. Quest’usanza, dunque, nata a Roma – sembra – ben presto ha condizionato la vita di tutti i lavoratori italiani, dalle Alpi alla Sicilia, passando per la Sardegna: se qualcuno di voi, cortesi amici, non è stato contagiato da questa ‘febbre’ scagli la prima pietra, come usa dire.
Abbiamo pensato, per tanto, di ricercare, come accennavamo all’inizio, l’ “origine linguistica” e storica dei suddetti vocaboli (ma non solo di questi) ormai sulla bocca di tutti. Vediamo, dunque.
Il cappuccino, con due ‘p’, attenzione, non ‘capuccino’ come sovente si sente dire, vale a dire quella miscela di caffè e latte caldo, trae origine – manco a dirlo! – dal colore marrone simile a quello del saio dei frati mendicanti che indossano una veste di color marrone, appunto, confezionata con stoffa grossolana, provvista di cappuccio (Cappuccini) e stretta alla vita da una cintura di corda.
Più interessante – forse – l’origine del maritozzo che, come sappiamo, è un panino soffice e dolce condito con olio, uva passita, pinoli e cotto al forno. Questo dolce deve il nome proprio al… marito. Il Chiappini così spiega la storia del nome:
“… da marito perché quando i maritozzi si facevano a Roma soltanto nella quaresima, gli amanti e i mariti ne solevano fare un presente alle loro fidanzate e alle loro mogli nei venerdì di marzo”. Secondo altri autori, invece, il nome deriverebbe dal fatto che questo particolare dolce veniva offerto in occasione dei… “maritaggi”, cioè dei matrimoni. Quale che sia la “verità vera” resta il fatto – incontestabile – che il maritozzo, etimologicamente, è strettissimo parente del… marito. E a proposito di marito, lo sapevate che in agricoltura il… marito è un albero che fa da sostegno a una pianta, specialmente alla vite? Questo termine, infatti, lo si incontra – per la prima volta – come aggettivo nel linguaggio agricolo e, per traslato, nel significato di “coniuge di sesso maschile” in quanto “sostiene” la donna sposata, anche se alcuni insigni linguisti ritengono che derivi dal latino “mas, maris” (maschio). L’origine “esatta” resta, comunque, incerta.
Ma torniamo al maritozzo che può anche essere ripieno di marmellata. Il significato “scoperto” di marmellata è noto a tutti: conserva di frutta cotta a cui è unito lo zucchero. Ciò che non tutti sanno, forse, è che il vocabolo è un barbarismo anche se ha radici latine. Viene, infatti, dallo spagnolo (e portoghese) “mermelada”, tratto da “mermelo” (cotogna) e questo dal latino “melimelum”, una varietà di mela dolce. Ma anche un’altra voce culinaria non è prettamente italiana anche se, come la marmellata, ha anch’essa radici latine ed è, per l’appunto, la colazione, vale a dire il “primo pasto della giornata, consumato appena alzati”. Questo termine, dunque, viene dal francese “colation”, tratto dal latino “collatio, collationis”, derivato di “collatus”, participio passato del verbo “conferre” (‘portare insieme’) e propriamente indica la “refezione dei monaci dopo la riunione della sera”. I monaci non consumano insieme (quindi li ‘portano assieme’) i vari pasti? Dallo stesso verbo latino viene “collazione” (anche se non c’entra nulla con quanto scritto finora), termine che dovrebbero conoscere gli addetti all’informazione della carta stampata perché indica l’operazione di “confrontare (quindi ‘portare assieme’) le bozze di stampa tra loro o con l’originale”.

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