Scrivere per:

Che lingua parli? Parliamone.
Neologismi, vocaboli ed espressioni più o meno creative, modi di dire, termini mutuati dalle lingue straniere, recuperi dal passato, gerghi di settore. Dove sta andando la lingua italiana? Quale italiano parliamo oggi? In questa sezione trovate una rassegna stampa sempre aggiornata, con gli articoli di chi studia la nostra lingua e la sua continua evoluzione. Per capirne qualcosa di più.
Le parole per gli anni che verranno
Corriere della sera (28 settembre 2004)
di Giulio Nascimbeni

"Il libro, deposito della memoria, antidoto al caos del'oblio, dove la parola giace, pronta a farsi incontro con passo silenzioso a chi la sollecita. Amico discretissimo, il libro non è petulante, risponde solo se richiesto, non urge oltre quando gli si richiede una sosta. Colmo di parole, tace".
Questa è una citazione da uno scritto di Giovanni Pozzi (1923-2002), l'indimenticabile filologo e critico letterario svizzero di lingua italiana, frate minore cappuccino, docente all'Università di Friburgo. Ci sembra che sia possibile dire le stesse mirabili cose di un vocabolario perché anch'esso è un "libro colmo di parole".
Dobbiamo passare ai numeri per presentare lo "Zingarelli 2005", edito da Zanichelli: 2.176 pagine, 134.000 voci con 370.000 significati, 40 locuzioni e frasi idiomatiche, 71.000 etimologie e 88.000 datazioni delle parole, 118 tavole di nomenclatura, 9,900 citazioni letterarie di 102 autori, 4.500 illustrazioni in bianco e nero, 420 illustrazioni a colori, atlante dei colori. Il vocabolario è disponibile nelle seguenti confezioni: rilegato con cd-rom euro 79,80; rilegato euro 68,40; in cd-rom con guida all'uso euro 49,80.
Ogni anno, la nostra curiosità rimane immutata. E la domanda è sempre la stessa: quali sono i nuovi lemmi, i neologismi, ammessi nello Zingarelli? O vogliamo dire "promossi", come alunni dispersi negli infiniti labirinti del linguaggio e decorati con un'invidiabile medaglia?
Nella categoria degli specialismi vari i nuovi lemmi sono venti. Non vogliamo correre il rischio di commentarli tutti, ma qualcuno ha un'irresistible carica di attrazione. Alludiamo, per esempio, a "Bollywood" che viene così spiegato: "la (Ho)llywood con sovrapposizione di Bo(mbay). Sostantivo singolare datato 1993. Nel linguaggio giornalistico, l'industria cinematografica indiana. Anche aggettivo".
"Bollywood" è sicuramente un modo estremo, ma perché "straccetto"? Perché non è soltanto il diminutivo di "straccio", ma anche il nome di vari piatti della cuucina regionale italiana. E una "liposcultura" si trova per caso nei musei? No, la "liposcultura è un intervento di chirurgia estetica finalizzato al rimodellamento di una parte del corpo mediante rimozione e riposizionamento di piccoli accumuli di grasso". La parola è datata 1991.
Nella scelta dei nuovi lemmi un pensiero è stato dedicato anche ai ghiottoni. Si spiega così la presenza di "làgana", una parola di origine greca. E' un tipo di pasta alimentare tagliata a strisce larghe, caratteristica della cucina meridionale, usata per accompagnare minestre di legumi.
Mette paura, evoca un'attualità di sangue e di terrore, la presenza di "shaid", il termine coranico che indica il combattente islamico che dà testimonianza della sua fede accettando di morire in battaglia. Molto più riposante e innocua la presenza di "brushing", un sostantivo maschile invariabile che indica la stiratura dei capelli con spazzola e phon.
Di grande interesse sono le nuove accezioni. Qualche esempio. "Arte" viene completata da "arte bianca", quella della panificazione o della produzione dolciaria. "Bollito" è indicato anche come "logorato, sfiancato, sfinito". Con "icona" si può indicare un personaggio o fenomeno emblematico di un'epoca storica, una corrente di pensiero, un genere artistico: la Vespa icona del dopoguerra, Marylin Monroe icona della seduzione.
Una nota editoriale segnala l'inserimento di citazioni di 45 autori, fra cui Caterina d aSiena, Luigi Einaudi, Natalia Ginzburg, Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Dario Fo e Mario Luzi. Chi sono i 39 non nominati? Viene un sospetto. Appartengono a quella categoria che fece dire a Jules Renard: "Una volta avevamo un pubblico, adesso il pubblico si è messo a scivere?".

Torna all'indice



Sito creato da manuscritto.it 2002 - Tutti i diritti riservati.