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Che lingua parli? Parliamone.
Neologismi, vocaboli ed espressioni più o meno creative, modi di dire, termini mutuati dalle lingue straniere, recuperi dal passato, gerghi di settore. Dove sta andando la lingua italiana? Quale italiano parliamo oggi? In questa sezione trovate una rassegna stampa sempre aggiornata, con gli articoli di chi studia la nostra lingua e la sua continua evoluzione. Per capirne qualcosa di più.
Quel simpatico furfante
di Fausto Raso

E’ un vero peccato – a nostro modesto avviso – che i programmi scolastici non prevedono lo studio dell’etimologia, ossia lo studio di quella branca della linguistica che si occupa dello studio dell’origine delle parole (e nessun insegnante, per quanto ne sappiamo, si perita di farlo autonomamente). Se c’è una scienza “pura”, perché di scienza si tratta, è proprio l’etimologia.
“Etimologia: basta questa sola parola – fa notare l’insigne linguista Aldo Gabrielli – per creare in quelli che non sono, come suol dirsi, addetti ai lavori, un istintivo senso di ripulsa. Cose difficili, astruse, da specialisti. Si tratta, invece, di un errore madornale, di un falso preconcetto. Se c’è una scienza agevole, piena di sorprese allettanti, densa di stupefacenti scoperte, e di conseguenza attraente e divertente, questa è proprio l’etimologia, vale a dire la scienza che studia la storia delle parole”.
Invitiamo, quindi, gli insegnanti “di buona volontà” a prendere in seria considerazione la nostra proposta di includere “autonomamente” nell’insegnamento della lingua italiana anche questa parte della linguistica (l’etimologia, appunto) che da molti è ritenuta, ingiustamente, la cenerentola della grammatica. Costoro non sanno, invece, che la conoscenza approfondita delle parole ci evita, molto spesso, di fare delle figure “caprine” nei confronti di chi “ne sa più di noi”. Per di più scopriamo delle cose veramente “sorprendenti”. Vediamo.
Se apriamo un qualsivoglia vocabolario della lingua italiana alla voce o lemma “ladro”, leggiamo: chi ruba o compie furti. Bene. Analizzando però la parola, ricercandone l’etimologia, vale a dire l’origine, scopriamo una cosa a dir poco… sorprendente: il vocabolo su menzionato, quando è “nato”, non aveva affatto l’accezione attuale. Analizzare una parola significa ripercorrere la strada che il vocabolo ha fatto, fin dal suo nascere, per giungere a noi. Ripercorriamola, dunque. Ladro viene, manco a dirlo, dal latino “latro, latronis”, derivato, a sua volta, sempre dal latino “latus, lateris” che significa ‘fianco’, ‘lato’ e in origine indicava una persona che camminava ‘a lato’, ‘a fianco’ di un personaggio di un certo rango al fine di proteggerlo da eventuali aggressioni di malintenzionati; oggi diremmo che il ‘ladro’ era la guardia del corpo di personaggi in vista. Il contrario, quindi, dell’attuale accezione. Con il trascorrere dei secoli – come si sa – molte parole hanno mutato il loro significato originario e il latino “latro”, infatti, si è trasformato in ‘ladro’ acquisendo l’accezione odierna di… ladro.
Il ladro ci ha richiamato alla mente un’altra parola di significato affine: furfante. Vediamo, anche in questo caso, la sua accezione dal punto di vista etimologico. Al contrario del termine precedente (ladro) questo vocabolo non ci è stato “consegnato” dal latino, come buona parte delle parole della nostra bella lingua, sibbene dal francese (ma il francese non discende dal latino?). Furfante, dunque, viene dall’antico francese “forfaire” (agire fuori della legge): ‘faire’ (agire) e ‘fors’ (fuori). Lo stesso termine francese “forfait” (non sempre adoperato a dovere, perché quando significa “rinuncia” è preferibile il termine inglese “forfeit”: il cantante ha dato “forfeit”, ha, cioè, rinunciato) sta a indicare, letteralmente, un accordo “fatto fuori” dell’ordinario, della legge: acquisto a forfait, contratto a forfait, lavoro a forfait. Il furfante, quindi, è la persona che “agendo fuori della legge” compie azioni malvage e disoneste. In senso scherzoso, però, è anche colui che cerca di fare i propri interessi con una certa furbizia. E a proposito di furfante, cioè di un bandito, di un “fuorilegge”, si sconsiglia tassativamente – se si vuole scrivere in buona lingua italiana – la grafia unita quando il suddetto termine non si riferisce a una persona che agisce fuori della legge. Si dirà correttamente, quindi, che la polizia ha arrestato i due “fuorilegge” perché gestivano un locale dichiarato da tempo “fuori legge”. Insomma, quando si intende indicare la contravvenzione a una norma i due termini si staccano: un comportamento “fuori legge”.

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