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Che lingua parli? Parliamone.
Neologismi, vocaboli ed espressioni più o meno creative, modi di dire, termini mutuati dalle lingue straniere, recuperi dal passato, gerghi di settore. Dove sta andando la lingua italiana? Quale italiano parliamo oggi? In questa sezione trovate una rassegna stampa sempre aggiornata, con gli articoli di chi studia la nostra lingua e la sua continua evoluzione. Per capirne qualcosa di più.
Quel “tu” che cancella le classi.
Da “Il venerdì di Repubblica” (3 dicembre 2004).
Articolo di Piero Ottone.

Il “tu” si diffonde, inesorabilmente. Diventa sempre più abituale fra i giovani, si estende fra gli anziani. Il fenomeno non è esclusivamente italiano. Qualche cosa di simile si è vista da tempo in altri paesi, per esempio in Scandinavia, dove il “De”, equivalente al nostro “lei”, è totalmente scomparso, per essere sostituito fra persone di tutte le età, anche se mai viste prima, dal “Du”, equivalente al nostro “tu”. Anche al vecchietto con la barba bianca, quando entra in un supermercato, la commessa ventenne dà allegramente del “tu”. Si tratta di fenomeni sociali, che possono piacere o dispiacere, ma si sottraggono ad ogni possibilità di intervento. (E’ vero che il fascismo era riuscito a diffondere il “voi”, perché il “lei” effeminato e servile: ma quella era una dittatura.
Fermo restando, dunque, che il “tu” si estende anche da noi, e forse diventerà fra qualche anno universale, come già lo è in Danimarca, in Norvegia o in Svezia, è interessante chiedersi che cosa ciò significhi. A me sembra che la diffusione del “tu”, e la graduale scomparsa del “lei”, confermino la cancellazione delle classi sociali, In altri tempi, aristocrazia, borghesia, proletariato, contadini erano nettamente distinti, e l’appartenenza all’una o all’altra categoria era immediatamente indicata dagli abiti, dalle maniere, dal linguaggio, dal grado di istruzione. Adesso, l’appartenenza alle categorie non si riconosce più, per la semplice ragione che non ci sono più, chiaramente distinte, le categorie. Scomparsa delle classi, insomma: livellamento sociale. Il fenomeno è in corso. Fermo restando che è inarrestabile, e destinato a estendersi, è inevitabile una domanda: è un bene o un male?
Istintivamente siamo tutti pronti a rispondere che è un bene. Raccomanderei tuttavia, prima di confermare la felice risposta, un po’ di prudenza. Facciamo qualche riflessione. Tutti corriamo ad ammirare, non appena ne abbiamo la possinbilità, antichi palazzi di rara bellezza, capolavori di architettura, musei colmi di opere d’arte; o andiamo ad ascoltare, nelle sale da concerto, sonate, trii, quartetti che ci mandano in estasi. Ebbene: tutte queste cose belle furono prodotte da una società gerarchicamente strutturata in classi. Oggi, che cosa produce il livellamento al cui progresso assistiamo ogni giorno? Ognuno dia la sua risposta, e dica, in tutta sincerità, se può dirsene soddisfatto.

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