Scrivere per:

Che lingua parli? Parliamone.
Neologismi, vocaboli ed espressioni più o meno creative, modi di dire, termini mutuati dalle lingue straniere, recuperi dal passato, gerghi di settore. Dove sta andando la lingua italiana? Quale italiano parliamo oggi? In questa sezione trovate una rassegna stampa sempre aggiornata, con gli articoli di chi studia la nostra lingua e la sua continua evoluzione. Per capirne qualcosa di più.
Essi sono i prestanomi
esse sono le portabandiere
di Fausto Raso

Nonostante fosse molto scarso in lingua italiana, in quell’occasione Fabio aveva ragione da vendere; in un componimento in classe il suo insegnante aveva sottolineato con la fatidica matita blu un errore inesistente: prestanomi. Nello svolgimento del tema il ragazzo aveva scritto che alcuni suoi compagni erano i prestanomi di altri. Secondo il docente l’alunno aveva commesso un errore grossolano “pluralizzando” la parola composta prestanome. No, Fabio, aveva ragione: prestanomi. Contrariamente a quanto riportano alcuni vocabolari – in questo caso ‘prestanome’ – i sostantivi composti di una voce verbale e di un nome maschile singolare restano invariati – nella forma plurale – solo se si riferiscono a un femminile: Giovanna e Carla sono le prestanome di alcune loro amiche. Se, invece, il sostantivo composto – come nel caso del tema di Fabio – fa riferimento a un maschile, prenderà la normale desinenza del plurale: Giovanni e Carlo sono i prestanomi. Va da sé che se il nome composto è già plurale resterà… invariato: un portaferiti, i portaferiti.
Da segnalare, in proposito, un caso particolare che riguarda il sostantivo “rompighiaccio” il quale nel plurale resta invariato se adoperato in funzione aggettivale: il rompighiaccio, i rompighiacci; la nave rompighiaccio, le navi rompighiaccio. Sono regole, queste, che i vocabolari con la ‘V’ maiuscola dovrebbero riportare. In proposito ci spiace dover constatare il rigoroso ‘silenzio’ del dizionario italiano della “Treccani”.
Ma proseguiamo con altri plurali di parole composte formate da un verbo e da un sostantivo singolare femminile come, ad esempio, ‘portabandiera’. In questo caso occorre fare tutto il contrario di quanto sopra detto. Se il nome composto si riferisce a un maschile resterà invariato: Carlo e Pasquale sono i portabandiera della classe. Volgerà, invece, al plurale se fa riferimento a un femminile: Cinzia e Maria sono le portabandiere della squadra. Si presti molta attenzione a queste regole, i trabocchetti sono sempre in agguato. Abbiamo letto, su un quotidiano sportivo, che “le due squadre erano le portabandiera” anziché, correttamente, ‘portabandiere’. Ma i giornali, si sa, hanno tempi di lavorazione ristretti, il responsabile del titolo, con molta probabilità, non ha avuto il… tempo di consultare un buon vocabolario o un’ottima grammatica. Voi da casa, invece, potete tranquillamente – in caso di dubbi – consultare i ‘sacri testi’ ed evitare, quando scrivete una lettera a un vostro amico, di fare delle figure ‘caprine’. Questo sempre che non abbiate gettato alle ortiche il vecchio libro di scuola.
Se lo avete fatto cercate di recuperarlo, senza pungervi, naturalmente, perché, come potete constatare, il vecchio amico libro serve sempre, anche quando si è in pensione: la Lingua, quella con la ‘L’ maiuscola, non va mai in quiescenza.
E a proposito d’ortiche, chi non conosce il significato dell’espressione “gettare qualcosa alle ortiche”? Si usa, dunque, questa locuzione quando ci si vuol disfare di un oggetto lasciandolo in un posto abbandonato, dove non passa nessuno e dove crescono, appunto, le ortiche. Tale espressione però – forse è bene precisarlo – è adoperata per lo più nella variante “gettar l’abito alle ortiche”, vale a dire abbandonare la vita sacerdotale e, in generale, un ordine religioso.

Torna all'indice



Sito creato da manuscritto.it 2002 - Tutti i diritti riservati.