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Che lingua parli? Parliamone.
Neologismi, vocaboli ed espressioni più o meno creative, modi di dire, termini mutuati dalle lingue straniere, recuperi dal passato, gerghi di settore. Dove sta andando la lingua italiana? Quale italiano parliamo oggi? In questa sezione trovate una rassegna stampa sempre aggiornata, con gli articoli di chi studia la nostra lingua e la sua continua evoluzione. Per capirne qualcosa di più.
La cappa
di Fausto Raso

La nostra lingua è ricca di parole che – con il trascorrere del tempo – hanno assunto un significato diverso (se non, in alcuni casi, addirittura opposto) da quello originario. Oggi tutti sappiamo che cosa è la cappella: un edificio adibito al culto, alla preghiera. Il suo nome, però, ci rimanda a un pezzo di… stoffa. Vediamo.
Si narra di un certo Martino da Tours (poi divenuto santo, tra i più venerati di Francia), figlio di un milite romano, il quale volendo seguire le orme del padre si arrolò (avete letto bene: senza la “u” perché abbiamo rispettato la “legge” del dittongo mobile, ndr) nella guardia imperiale a cavallo. Un giorno, in inverno inoltrato, mentre cavalcava alla testa dei suoi uomini si imbatté in un poveretto seminudo, infreddolito e affamato. Subito ordinò l’ “alt” al drappello, poi dette disposizioni perché il pover’uomo fosse immediatamente rifocillato; infine, toltasi la cappa (il mantello) la tagliò in due parti con la spada e ne dette una metà a quel disgraziato perché si coprisse.
Le opere di carità (cristiana) di questo rude soldato furono tante e tante che ci vorrebbero pagine e pagine per enumerarle; basterà solo ricordare che, convertitosi al cristianesimo, abbandonò la vita militare per dedicarsi esclusivamente alla diffusione del messaggio di Cristo. Alla sua morte, la metà della cappa rimasta a lui fu conservata dai suoi fedeli come una reliquia; poi, capitata nelle mani dei re Merovingi di Francia fu, da questi ultimi, riposta gelosamente nel loro oratorio privato. I popolani ammessi, dopo aspre lotte, ad entrare nel regio oratorio chiamarono “cappella” (tardo latino, diminutivo di “cappa”, ndr) quel pezzo di stoffa consunta. Con il passare del tempo il termine cappella stette a indicare – per estensione – il luogo in cui venivano conservate le reliquie dei santi. Infine, attraverso un altro “passaggio semantico”, il vocabolo assunse l’accezione odierna di luogo di culto, di venerazione e di preghiera. La cappella può essere un edificio a sé stante oppure incorporato in un altro. In questo caso è una piccola edicola con altare, posta, generalmente, ai lati della navata della chiesa.
Ma non è finita. Sempre da quel pezzo di “stoffa consunta” sono mutuati altri termini che adoperiamo inconsapevolmente come, ad esempio, la “cappa del camino”, vale a dire quello spazio vuoto sopra il fornello o sopra il focolare, a forma di cono o piramide tronca, destinato a raccogliere il fumo nella canna del camino e, nel gergo marinaro, la “cappa” è l’andatura che una nave deve mantenere per affrontare con il minor danno possibile gli elementi avversi: i velieri riducendo al minimo le vele; i piroscafi tenendo le macchine a basso regime.

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