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Che lingua parli? Parliamone.
Neologismi, vocaboli ed espressioni più o meno creative, modi di dire, termini mutuati dalle lingue straniere, recuperi dal passato, gerghi di settore. Dove sta andando la lingua italiana? Quale italiano parliamo oggi? In questa sezione trovate una rassegna stampa sempre aggiornata, con gli articoli di chi studia la nostra lingua e la sua continua evoluzione. Per capirne qualcosa di più.

Il “pericolo di vita”
di Fausto Raso

I lettori che ci seguono con assiduità sanno benissimo che nelle nostre noterelle grammaticali o linguistiche non risparmiamo colpi a nessuno, “grandi firme” comprese, quando notiamo che ciò che scrivono cozza contro le leggi grammaticali o il “buon senso linguistico”. La carta stampata ci ha abituato ormai, e da tempo immemorabile, a leggere delle madornali marronate, ma noi non ci stiamo e le denunciamo. Giorni fa, un quotidiano locale (che non citiamo per amor di patria) riferiva, nella cronaca cittadina, di un incidente automobilistico in cui le persone coinvolte erano tutte all'ospedale civico “in pericolo di vita”. Se fossimo al posto di quei poveretti faremmo tutti gli scongiuri possibile e immaginabili: il cronista – stando al “buon senso linguistico” – ha scritto che sussiste “il pericolo che possano vivere”, quindi, “debbono morire”. Ci spieghiamo meglio.

“Pericolo di vita” – se si conosce un pochino la madre lingua – significa “possibilità di sopravvivenza”; il “rischio”, dunque, sta nel fatto che si possa vivere. Si deve dire correttamente, quindi, “pericolo di morte”, non “di vita”. Il pericolo sta nel fatto che si muoia, non che si viva. Sui tralicci dell'alta tensione i cartelli che avvertono del pericolo recitano, infatti, “pericolo di morte”, non “pericolo di vita”. O siamo in errore?

 

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