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Che lingua parli? Parliamone.
Neologismi, vocaboli ed espressioni più o meno creative, modi di dire, termini mutuati dalle lingue straniere, recuperi dal passato, gerghi di settore. Dove sta andando la lingua italiana? Quale italiano parliamo oggi? In questa sezione trovate una rassegna stampa sempre aggiornata, con gli articoli di chi studia la nostra lingua e la sua continua evoluzione. Per capirne qualcosa di più.
"Meditazioni" intorno alla lingua italiana
di Fausto Raso

"Contrariamente alla consolante credenza, la verità non trionfa mai: un errore diventato di dominio pubblico si perpetua; le opinioni si trasmettono ereditariamente come i terreni – ci si costruisce – il tutto finisce col diventare una città”.
Questa massima di Remy de Gourmont si può benissimo riferire alla nostra (amata e nel contempo bistrattata) lingua: la verità linguistica non trionfa mai; un errore diventato di dominio pubblico grazie alle “grandi firme” viene – per così dire – legalizzato finendo col fare la storia (errata) del nostro bellissimo idioma. Una prova? Quante “grandi firme” sanno, ad esempio, che i sostantivi derivanti da aggettivi terminanti in “re” si scrivono senza l’inserimento della vocale “e” nel corpo della parola? Leggiamo sempre “elementarietà”, “complementarietà”, “titolarietà” e via dicendo, con tanto di “e”, appunto, dentro la parola. Bene. Anzi, male, malissimo: quella “e” è maledettamente errata.

“E’ con gioia che…” Tutti i periodi che cominciano con una forma impersonale sono impropri e non si debbono adoperare in buona lingua italiana. Non si dica e non si scriva (ci rivolgiamo soprattutto agli operatori dell’informazione), per esempio, “è stato per te che l’ho fatto” ma, correttamente, “l’ho fatto per te”. Oltre tutto non è più facile e… “orecchiabile” la forma corretta?

Tutti i giornali, quelli sportivi in particolare, scrivono “gimcana” (con tanto di “m”) in luogo della “più corretta” forma ‘gincana’ (con la “n”). Quest’ultima grafia, invece, è da preferire (essendo “più corretta”) perché più vicina all’etimologia del termine: l’indostano “gendkana”. Non lo sostiene l’illustre “signor nessuno”, estensore di queste modeste noterelle, ma Aldo Gabrielli, la cui fama di “padre della lingua” è nota a tutti. Nel suo vocabolario illustrato della lingua italiana possiamo, infatti, leggere: “Inutili le forme ‘gimcana’ e (peggio, ndr) ‘gimkana’. In origine campo di gioco destinato a vari esercizi di ginnastica; oggi comunemente gara all’aperto, composta di giochi d’abilità e di destrezza; gare automobilistiche o motociclistiche con percorso capriccioso e con ostacoli stravaganti, corse nei sacchi, esercizi di equitazione eccetera. Dall’inglese ‘gymkhana’, derivato dell’indostano ‘gendkana’, composto di ‘gendu’ (palla) e ‘khana’ (campo di gioco), alterato sull’inglese ‘gymnastics’ (ginnastica).

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