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Che lingua parli? Parliamone.
Neologismi, vocaboli ed espressioni più o meno creative, modi di dire, termini mutuati dalle lingue straniere, recuperi dal passato, gerghi di settore. Dove sta andando la lingua italiana? Quale italiano parliamo oggi? In questa sezione trovate una rassegna stampa sempre aggiornata, con gli articoli di chi studia la nostra lingua e la sua continua evoluzione. Per capirne qualcosa di più.
Tre verbi, tre imprecisioni
di Fausto Raso

Il poeta Giuseppe Giusti ebbe a dire - a proposito dell’uso corretto della lingua italiana – che “l’avere la lingua familiare sulle labbra non basta: senza accompagnarne, senza rettificarne l’uso con lo studio e con la ragione è come uno strumento che si è trovato in casa e che non si sa maneggiare”. Mai parole furono “più vere”. Quanti “strumentisti della lingua” (gli operatori dell’informazione) “maneggiano” correttamente la lingua madre? Non vorremmo peccare di presunzione: si possono contare sulle dita di una mano. Basta sfogliare un giornale (o ascoltare la radio e la televisione) per averne la prova. Molti, per esempio, adoperano tre verbi – aggiornare, registrare e lusingare – in modo improprio, per non dire scorretto.
Analizziamoli uno ad uno. Aggiornare – lo dice lo stesso termine – necessita dell’implicazione di una data o di una determinazione temporale, non si può adoperare come sinonimo di tenere al corrente, informare, ragguagliare e simili. E’ corretto dire, quindi, la riunione è stata aggiornata alle ore 15 di martedì; è improprio (ma sarebbe meglio dire scorretto) scrivere o dire aggiornami sulle ultime novità. In casi del genere il verbo appropriato è informami: il consigliere è stato informato sulle ultime decisioni prese.
Registrare significa scrivere sul registro, prendere nota, catalogare, inventariare, eccetera; se si vuole scrivere in buona lingua italiana non si adoperi questo verbo nei significati di accadere, succedere, avvenire: sull’autostrada si è registrato un pauroso incidente; la forma “italicamente corretta” è: sull’autostrada è avvenuto un pauroso incidente.
E finiamo con lusingare, o meglio con la forma intransitiva pronominale lusingarsi. Molte persone adoperano detto verbo nel significato di sperare, credere, osare e simili. Lo si trova spesso nel gergo commerciale: ci lusinghiamo di averla come nostro cliente. Bene, anzi male, malissimo. La forma corretta deve essere speriamo di averla come nostro cliente. Chi ama il bel parlare e il bello scrivere lasci, dunque, l’uso improprio del verbo esclusivamente agli “operatori commerciali”.

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