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DAVID OGILVY


David Ogilvy è un personaggio mitico della comunicazione.
Scozzese, venditore di elettrodomestici a Londra, cuoco a Parigi, ricercatore all'Istituto Gallup, approda a New York e alla creatività quando ha già superato i 30 anni.
Il suo successo è rapido e folgorante come una meteora. Madison Avenue, da sempre luogo consacrato dell'advertising, è colta di sorpresa dal fenomeno Ogilvy: in una quindicina d'anni costruisce un impero di agenzie "Ogilvy & Mather" nel mondo.
Etica e coraggio, umorismo e professionalità sono le caratteristiche di questo "santone" dell'advertising, che ha detto di se stesso: "Non mi risulta che sia mai esistito un copywriter che abbia versato sangue oer un cliente", come Ogilvy ha davvero fatto.

LE MIE ULTIME VOLONTA' (da "Confessioni di un pubblicitario" di David Ogilvy)
La mia carriera americana ha avuto inizio lavorando nelle ricerche, per il grande dottor Gallup a Princeton. Sono diventato copywriter. A quel che mi consta, credo di essere il solo "creativo" importante che abbia cominciato facendo ricerca. Perciò, quando sono impegnato in un lavoro creativo, lo faccio con l'oggettività del ricercatore. Ecco un elenco delle lezioni più importanti che credo di avere imparato:
1. la creazione degli annunci pubblicitari di successo è un mestiere artigianale, che in parte è frutto del talento individuale, ma soprattutto del know-how e del duro lavoro. Se il pubblicitario è dotato di un minimo di talento e conosce le tecniche capaci di aumentare le vendite di un prodotto, farà molta strada.
2. La tentazione di divertire il consumatore invece di invogliarlo ad acquistare può avere effetti perniciosi.
3. La differenza che intercorre tra un annuncio e un altro in termini di vendite, può essere di 19 a 1.
4. E' sempre produttivo studiare a fondo un prodotto prima di deciderne la campagna pubblicitaria.
5. La chiave del successo è quella di evidenziare agli occhi del consumatore il benefit insito in un certo prodotto; ad esempio un sapore più gustoso, un bianco più bianco, più chilometri con un litro di benzina, una carnagione più fresca.
6. Lo scopo di quasi tutti gli annunci non è quello di persuadere il consumatore a provare un certo prodotto, bensì quello di invitarlo a usare quello stesso prodotto più spesso di altri che acquista abitualmente (per questo assioma devo ringraziare l'amico Andrew Ehrenberg).
7. La pubblicità che si dimostra vincente in un paese quasi sempre funziona anche negli altri.
8. I direttori di riviste conoscono l'arte della comunicazione meglio dei nostri colleghi della pubblicità. Perciò vale la pena copiarne le tecniche.
9. La stragrande maggioranza delle campagne pubblicitarie è troppo macchinosa. Esse sono spesso il risultato di un elenco sterminato di obiettivi e denunciano chiaramente il tentativo di riconciliare le vedute divergenti di troppi dirigenti. Il risultato è che, nel tentativo di centrare troppi bersagli, finiscono spesso per mancarli tutti. Questo genere di campagna assomiglia maledettamente agli appunti presi nel corso delle riunioni di comitati.
10. E' meglio che non sia un gruppo di soli uomini a pensare la pubblicità per prodotti destinati alle donne.
11. Le buone campagne possono durare molti anni, senza perdere l'efficacia. La campagna da me studiata per le camicie Hathaway è stata utilizzata per 29 anni, mentre dura da 31 anni quella per Dove, che oggi ha un fatturato maggiore di qualsiasi sapone negli Stati Uniti.

Chi nasce venditore, venditore rimane.

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