Una notte straordinaria

di Sabato Bufano


É buio in casa. Tutti a letto a dormire. Mamma, papà e mio fratello. Io però non ho sonno. Sono andato prima in bagno. Poi in cucina a bere. Ma non ho ancora sonno. E meno male. Perché nell’aria c’é qualcosa di strano. Non é una notte come le altre. Sento che sto per vivere un’esperienza straordinaria. Un’esperienza che vi sto raccontando in diretta. Ma non so se mi crederete. Ah, a proposito. Io sono Luca. I miei genitori mi chiamano Luchino. Forse perché sono piccolo. Ho otto anni.
“Si sta stretti qui dentro!”
Chi sta parlando? Che si sia svegliato qualcuno? Vado a sbirciare. Spio in camera da letto: mamma e papà dormono. Do un’occhiata alla nostra camera: mio fratello dorme. E allora? Chi altri c’è in casa?
“Fatti un po’ più in là”
Ancora voci. Spio in bagno: nessuno. Nello studio: nessuno. Forse mi sono sbagliato. Forse sto sognando. Sognando? Ma come faccio, se sono sveglio e cammino per casa?
“Ma dove mi sposto se siamo tutti incastrati?”
Ancora! Sarà nel salone. Vado a vedere: nessuno.
“Che puzza c’è qui dentro!”
É rimasta la cucina. Entro. Tutto sembra in ordine. Nessuno neanche qui.
“Attento tu, che con quegli spigoli potresti farmi male!”
Ora le voci si sentono distintamente. È qui che devo cercare. Ma cosa cerco? La TV è spenta. Non c’è nessuno. Chi può parlare?
“E allora tu che emani questa puzza insopportabile?”
Sembra venire dal lavandino. Mi avvicino. Il lavandino è vuoto. I piatti ieri sera sono stati lavati.
“State un po’ zitti! Si può dormire o no?”
Mi sono sbagliato. Le voci provengono da sotto il lavandino. Apro le ante di noce. Chi mai può essersi nascosto lì sotto? Ad una prima occhiata, vedo detersivi per i piatti, bottiglie vuote, lo scarico del lavandino, il secchio della spazzatura. Nient’altro. Niente che sia in grado di parlare. Allora? Di chi erano quelle voci? Aspetto. E ascolto. Niente. Che sia un sogno? Però io le voci le ho sentite! Ubriaco non sono. Il mistero resta. Richiudo le ante. Mi allontano, ma le orecchie sono tese a captare il più piccolo rumore.
“Se ne sta andando!” sento mormorare. E ancora la voce sembra provenire da sotto il lavandino. Stavolta non mi sono sbagliato. La voce l’ho sentita. E quell’ultima frase si riferiva a me. A questo punto torno al lavandino, deciso a scoprire l’arcano.
Riapro le ante. Non c’è nessuno, ma chiedo lo stesso: “C’è qualcuno?”. Nessuna risposta. “C’è qualcuno?”, ripeto. Niente. Tolgo le bottiglie vuote. Le metto al centro della stanza. Tolgo i detersivi e li sistemo vicino alle bottiglie. Tolgo il secchio della spazzatura. Ora lì dentro non c’è più nulla. D’un tratto un “Ih, ih, ih”, dal centro della stanza. È nella spazzatura, ora sono certo! Con la bocca quasi appoggiata sul secchio ripeto: “C’è nessuno?”. D’un tratto: “Ci siamo noi!” dice una vocina da dentro il secchio. “Noi chi?”, rispondo, non senza una certa inquietudine. “Noi nel secchio!” mi risponde la vocina.
“Su, ragazzi, presentiamoci” fa eco un’altra voce.
“Io sono Marcia Mela” fa uno.
“Io mi chiamo Carta Scritta”.
“Io invece Brik Vuoto”
“Io sono Esausta Pila”
“Io Osso Di Pollo”
“Il mio nome è Penna Esaurita”
“Io mi chiamo Bicchiere Rotto, ma per gli amici sono Bic”
“Io sono Fulminata Lampadina”, conclude l’ultimo.
Rimango senza parole. Guardo meglio nel secchio. Effettivamente ci sono una mela marcia, un foglio di carta, un brik del latte vuoto, una pila, alcuni ossi di pollo, forse residui della cena di ieri sera, una penna biro, un bicchiere rotto (ieri sera il mio fratellino era particolarmente agitato) e una lampadina fulminata, che papà ieri ha sostituito nell’ingresso.
Ma quando mai oggetti del genere hanno parlato? Si tratta solo di oggetti. E per di più avanzi da spazzatura! Non possono parlare!
“Non siete voi che avete parlato, vero?” faccio timidamente, già sapendo di non fare una gran figura.
“Certo che abbiamo parlato!”, mi risponde Bicchiere Rotto, Bic per gli amici.
“Perché tu dovresti parlare e noi no?” gli fa eco Osso Di Pollo.
“E da quanto tempo parlate?” ribatto, forte del fatto che da sempre hanno parlato gli uomini, a modo loro hanno parlato gli animali, forse anche le piante, ma mai gli oggetti, specie se finiti nella spazzatura!
“Da sempre!” mi risponde Fulminata Lampadina.
“Solo che nessuno ci ascolta!” incalza Marcia Mela.
“Ci buttano via” si lamenta Brik.
“In modo disordinato, senza criterio” fa Esausta Pila.
“E poi loro si lamentano che gli sporchiamo il mondo!” ribatte Penna Esaurita.
“Loro chi?” azzardo, già conoscendo la risposta.
“Eh, che diamine! Gli uomini, no?” mi beffa Carta Scritta.
Penso sempre più che sto vivendo un’esperienza straordinaria. E che la devo sfruttare appieno. Potrebbe non succedere mai più una cosa del genere. Quella che di solito chiamiamo volgare spazzatura sta parlando con me. E mi sembra che non parli neppure a vanvera. È un dialogo da continuare. Potrei conoscere fatti interessanti. E istruttivi.
“Perché vi buttano in modo disordinato?” chiedo, rivolgendomi ad Esausta.
“Vedi? Siamo tutti qui, insieme, nello stesso secchio” mi risponde Esausta.
“Ogni famiglia ci butta nel suo secchio in questo modo!” continua Marcia.
“Ma poi tutti questi secchi dove vanno a finire?” chiedo.
“Nei bidoni, quelli che vedi lungo le strade!” mi risponde Penna.
“E poi? Che fine fanno i bidoni?” incalzo, incuriosito.
“I bidoni vengono raccolti da grossi camion, che scaricano tutto in quello che sarà il nostro cimitero, la discarica”.
“Che cos’è una discarica?” chiedo ancora, senza timore di essere preso per ignorante. In fondo ho solo otto anni!
“Noi non l’abbiamo ancora vista. Ma abbiamo sentito dire che è un posto grandissimo, una montagna, una valle, una campagna, dove arriva tutta la spazzatura della città”, fa Osso Di Pollo.
“Anche dalle città vicine!” lo corregge Fulminata.
“E poi? Tutta quella spazzatura che fine fa?”
“Nessuna, rimane lì a marcire. Almeno così abbiamo sentito”.
“Ma non si sente una grande puzza?” chiedo, e la domanda mi sembra sensata.
“Certo! C’è una gran puzza!” fa Osso Di Pollo.
“E si sporca anche l’acqua!” gli fa eco Mela Marcia.
“L’acqua? Che c’entra l’acqua?” faccio io.
“Bé, la spazzatura produce liquidi, non so bene quali, che poi finiscono nel terreno, e inquinano le sorgenti d’acqua” spiega Carta.
“Almeno così abbiamo sentito!” esclama Brik.
“Non solo liquidi. Io ho sentito che addirittura si producono sostanze velenose, però non ditelo in giro, potrebbe essere solo una chiacchiera!” sussurra Bic.
“Per questo dicono che noi gli avveleniamo la natura!” protesta Osso Di Pollo.
“Ma se sono loro che ne producono tanta! E la buttano pure male! Sono loro che la stanno avvelenando, la natura!” rincara Esausta.
“Ma che dovrebbero fare gli uomini? La spazzatura la devono buttare per forza! Mica se la possono tenere in casa?” chiedo.
“Eh, ma non così!” risponde Marcia, con l’aria di chi la sa lunga.
“Vedi, io sono stata all’aria aperta per molto tempo, in gioventù, e ho visto molte cose” continua Marcia.
“Che significa non così? Come andrebbe buttata la spazzatura?” domando, sempre più incuriosito.
“Gli uomini sono stupidi! Basterebbe così poco per fare meno danni!” sentenzia Carta.
“Tanto di quello che buttano potrebbe essere riciclato, se solo usassero di più il cervello!” aggiunge Brik.
“Io, ad esempio, potrei essere riciclata facilmente: potrei diventare di nuovo della carta utilizzabile! E invece mi buttano!” esclama Carta.
“Io potrei diventare concime. Potrei arricchire il terreno, facendolo diventare più fertile. Sarei capace di far crescere meglio fiori, frutti e piante! E invece mi buttano!” si lamenta Marcia.
“Anch’io potrei essere riciclato! Da me potrebbero ricavare sostanze utili! E invece mi buttano!” grida Brik.
“Anche da me potrebbero ricavare sostanze utili! O mi potrebbero ricaricare, così potrei essere ancora utile a qualcuno! E invece mi buttano! Facendo molto danno all’ambiente, perché nel terreno potrei scaricare sostanze velenose!” dichiara Esausta.
“Io invece potrei ancora essere cibo per qualcuno! I cani vanno pazzi per me! E invece mi buttano!” esclama Osso Di Pollo.
“Io invece ho finito solo l’inchiostro. Tutto il resto del mio corpo è ancora buono! E invece mi buttano!” dichiara Penna.
“Noi invece potremmo essere scaricati in discariche apposite, o trattati. Chissà che non potremmo essere riciclati anche noi! E invece ci buttano!” esclamano in coro Bic e Fulminata.
“Dobbiamo fare qualcosa!” propongo deciso.
“Sì, ma cosa?” mi chiedono in coro i miei nuovi amici.
“Ho un’idea!” grida Fulminata.
“Prendi ognuno di noi, mettici in buste diverse e quando saremo buttati, fa in modo che ci buttino in bidoni diversi!”
“Eh, ne ho sentito parlare tante volte!” sentenzia dall’alto della sua saggezza Marcia.
“Gli uomini la chiamano Raccolta Differenziata. Ne parlano tanto, ma la praticano poco!” aggiunge.
“Eh, gli uomini parlano sempre più di quello che fanno!”, aggiunge Penna.
“Bé, proviamo! Ora vi divido, e domani mattina avrò molte cose da insegnare a mamma e papà!” esclamo.
E me ne vado a dormire. E ho dormito soddisfatto.


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