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Un po' poeti
Le poesie di manuscritto.it



In ognuno di noi c'è un grande poeta che vuole esprimersi e raccontarsi.

Questo spazio è dedicato a tutti coloro che desiderino condividere le loro emozioni con gli altri, e finalmente tirare fuori dal cassetto i pensieri di una vita o solo la folgorazione di un attimo.

Diamogli voce per scoprire un universo che è un po' anche nostro, perché, in fondo in fondo, siamo tutti...un po' poeti.

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Pagina 1
Flora Arboit Emiliano Laurenzi Flora
Alessandra Congedo Gabriella Garofalo Emanuela
Pagina 2
Michael Santhers Alessandro Gioia Riccardo
 
LE POESIE DI:
Michael Santhers


TRA I DENTI
I piedi
si inseguivano
come diversivo
dell'unico linguaggio
dell'anima
rassegnata
all'incredula certezza
dell'esistenza
e raro
lo sguardo
veniva catturato
dalla danza perversa
di foglie espulse
e dedite
all'ultima utilità
compattarsi
per un giaciglio
di vite diverse
cacciate
dal basso
a volare in alto
nel viaggio morto
il povero
si adagiò
sull'unico morbido
che gli si offrì
al riposo dei passi
ma il freddo pungente
lo attanagliò
per il pensiero
del richiamo di Dio
padre
a cui chiese una proroga
e una gomma americana
per fermare la furia
dei denti
salutare
senza tremare
con dignità
la squallida terra
ma il padre dei cieli sperati
vide in quel gesto
ancora una volta
un peccato
e indignato
lo lasciò morire
con una foglia
imbalsamata dal gelo
tra i denti

Michael Santhers - dal volume: "Silenzi che hanno parlato al vento".
Note dell'autore: linguaggio sperimentale, va letta con velocità


FESTA DI PAESE
Passeggiano
i reclusi del qualunquismo
alzano il prezzo
sulle bancarelle dei sogni
in cui credono di entrare

festa di paese
dietro una statua
che ha resistito al tarlo
ma scolorita dall'ipocrisia

stasera ci sarà il concerto
di Gino delle Conce
Giò Secchio
Frank Paglia
tre nomi visti in televisione
sparati per una volta
nella scatola del successo

stasera faranno da tramite
con le note per traghettare
le abulie verso le meteore

festa di paese
sguardi e saluti
e parole alla schiena
unte da bave di compiacimenti

ci saranno vecchi
col pensiero in ritardo
che guarderanno il culo alle donne

il venditore di pesci all'aceto
tinti di zafferano
firmerà la festa
con le urla alle orecchie
mentre qualche bimbo
si scioglierà da una mano
per driblare i distratti
e inseguire un pallone
che magari si andrà a suicidare
sulla brace di un arrosto

festa di paese
riassunti di vanità
che volano basse
senza prendere
il cielo pregato

Michael Santhers - dal volume: "Parole fredde"

SCELTE
Inquieto del traguardo
il bimbo si staccò
dal seno
nella macchina
che infilzava i paesaggi
arroventati
e come pelle
d'ippopotamo
spingeva i suoi pidocchi
al mare calmo
ormai pronto
a prostituirsi
per nuove accoglienze
e soddisfatto
il marito guidava
verso incroci
d'altri occhi
convinto della scelta
tra cane e padre
carezzò la bestia
che offrì i testicoli
come gratitudine
trovando scontato
l'abbaiare

a casa il vecchio
si fece il segno
della croce
e starnutì
sulla fotografia
della sua gioventù
a fianco
della sepolta
compagnia

il rumore del claxon
fermò le fatiche
nell'arrivo
mentre ormai lontano
una lacrima
nella scelta
salutò la vita
e assegnò
la vittoria
....al ..cane....

Michael Santhers - dal volume: "Silenzi che hanno parlato al vento"

Le morti Bianche
l'operaio capì che l'inferno
è sulla terra
e il paradiso sono quelle ali
che ti fanno volare
sopra le miserie

dall'ultimo piano
il decimo piano
guardò il cielo
fece per toccare una nuvola
con un dito
e precipitò nel vuoto

le chiamano morti bianche
come avvenissero senza sangue

sono morti inopportune
che spesso avvengono
quando l'informazione
è già impegnata in altri eventi

sono cadaveri con vite banali
sono numeri decimali
che non incidono sul bilancio

sono cani che hanno abbaiato
nel qualunquismo per mestiere
sono un nome nell'anagrafe
che si scrive e si cancella
come un'impronta nel deserto
in pieno vento

sono i ricordi sbiaditi
del giorno dopo

Michael Santhers - dal volume: "Parole fredde"

AMORI VELOCI
Benpensanti
ingenui
contano
negli alberghi a ore
le lacrime dei crocifissi
in stanze
tra urla d'abbracci
di vite sconosciute
da dove sono partite
e aspettate con amore
e equivoci consolidati
nella cancrena
della quotidianità
orologio
cuore di Dio
ricerca di occhi
per suppliche
di ritmi lenti
e veloci
per inizio e fine
tra farse e ironie
nei mille volti
che l'anima non riconosce
....si salvano
gli ingenui
modesti
all'ombra di verità
e allevano l'eros
tra dormiveglia
e carezze
di mani
estranee e in sintonia
coi piaceri del corpo
in amori veloci

Michael Santhers - dal volume: "Silenzi che hanno parlato al vento".
Note: linguaggio sperimentale, va letta veloce


L'AVVOCATO FURGONE
L'avvocato Furgone
disse si può fare
in una pausa di silenzio
del suo cliente
condannato
per aver tagliato le ali
alla colomba
messaggera del suo amore
segreto
e dirottata da un temporale
verso l'ex moglie
che per rabbia gli chiese
un sussidio di baci
ai piedi

l'avvocato Furgone
continuò a spiegare
che lo sbaglio ci poteva stare
tranne far visita
ai ricordi
senza avvertire
e che il messaggero infame
conosceva già quei luoghi
per potersi fermare
in tempo
sulla soglia delle gioie
sepolte

io uscìi dall'aula
evitando il lungo filo
degli intrighi
che l'avvocato
stava lasciando
al suo cliente
per non fargli trovare
subito la ragione
e ridurre
drasticamente
il compenso

Michael Santhers - dal volume: "Un temporale acclamato con nuvole dirottate"

IL BUE
Stanco
vecchio
con passo forzato
con la coda
presa in giro dalle mosche
con gli occhi torvi
coperti dal sottile velo
dell'addio prossimo
il bue
in silenzio supplicava
le fatiche
sotto un'aratro
che scorticava un'arida terra

fu rimpiazzato

provai grande dolore
quando lo caricarono

ci guardò con perdono
capì che non l'avevamo tradito
si rese conto e fù contento
di andare al macello
per ridurre seppur di poco
la nostra miseria

io bambino sussurrai
quando avrò i soldi
in tuo onore
porterò
solo scarpe di gomma


Michael Santhers - dal volume: "Scritture agricole e metropolitane"

LA VITA E' UN'IPPODROMO
Trent'anni
già vecchio
per l'assunzione
per lavorare in fabbrica

la raccomandazione è scaduta
in questo sud mattatoio

c'è da lottare
per morire decente
senz'agonia

una lista d'attesa
per una scarica elettrica
la pistola va bene lo stesso
ma è un metodo vecchio

la vita è un'ippodromo
e noi siamo cavalli
fuori scommessa
che non si piazzano più

non si alza più polvere
al nostro galoppo
abbiamo una zampa
che non risponde ai comandi

la vita è un'ippodromo
e noi fuori pista
non siamo nel binocolo
di donne eleganti

non possiamo più sognare
un'attesa al traguardo
e una mano sottile
che si posa sulla fronte sudata
per un bacio che unge le labbra

ma forse ci aspettano
e ci chiameranno ancora per nome
se andiamo a votare
e poi metteranno un timbro viola
sulle nostre bistecche
di carne di razza

io dico ma che vai a pregare
dei vermi o uno stomaco vuoto
per un paradiso
che è un gran galà
che accetta solo gente
vestita alla moda

mamma
al fiore del tuo amplesso
potevi chiedere al frutto
se voleva morire
o accettare il rischio
della bocca sbagliata


Michael Santhers - dal volume: "Parole fredde"

OGGI E' NATALE
Oggi è Natale
giorno di pace
compleanno studiato
armi a riposo
scene antiche
in presepi
ipocrisie al lavoro
mimiche giuste
in maschere nuove
a
infermieri
puttane
giornalisti falliti
il compito
di denigrare la farsa
io
alla ricerca
della normalità
che poi è
la pianificazione
sputo per terra
e ci vedo riflessa
l'unica stella
sfuggita alle nuvole
è questo il destino
di anime
fuori
da schemi
assassini del pregio
dell'individualità
sfuggita
al potere


Michael Santhers - dal volume: "Silenzi che hanno parlato al vento"

STELLA POLARE
Siamo quì
unico occhio
stella polare
luce del mare
punto di Dio
e abbiamo preghiere
diverse
per un unico cielo
siamo schegge
del mondo
con facce assassine
gente di mare
pagine bianche
offerte al destino
stella polare
deserto del cuore
riferimento
per anime al largo
con preghiere-sogghigno
che
mettono pace


Michael Santhers - dal volume: "Silenzi che hanno parlato al vento"

STELLE ARTIFICIALI

Guardano
il cielo
le puttane
e si sentono vicine
alla propria stella
poi
Dio
pone il velo delle nuvole
per la sua intimità

si imita
il sogno
con vecchie scarpe
del progresso
copertoni-ambasciatori
decapitati
per scarsi segnali
che non persuadono
e bruciano
a illuminare le gambe
colonne di rifugio
per orfani d'affetto
che non doneranno
mai.... ricompense


Michael Santhers - dal volume: "Silenzi che hanno parlato al vento"

SCENE D'AUTUNNO
Macchie di sangue
sulla bianca divisa
del cuoco
fuori dal ristorante
nell'attesa morta
forzata
di mestiere
tra la spirale
delle foglie
che tentano
l'inverosimile
del viaggio inverso
che finisce
sulle insegne a tempo
è l'autunno
della vita media
bollata
dai dissensi
dal disprezzo
di chi per etica
e riflessi religioisi
calcolati
o assorbiti
ha schifo
di sapere
che una bistecca
è passata per la morte
tra il colore del sangue
servita a un tavolo
tra le ciance
di un'amore
tra la veglia camuffata
di un vaso di fiori
sotto gli occhi
e le mani congiunte
di un buddista
è anche questo
autunno
della vita


Michael Santhers - una poesia contro il razzismo

IL FIGLIO DEL GENERALE
Giocava ad infilzar le rane ad uno spiedo
il figlio del generale,robusto nei suoi anni

giocava ad ammazzar gli indiani
sotto gli occhi fieri del suo allenatore

si ferì e fu contento di dominare il dolore
anzi si guardò allo specchio e disse all'immagine
fatti i fatti tuoi

in un tempo che gli sembrò un imbroglio
degli istinti non calcolabili
lo portarono a una donna con armi bianche
che non lo arruolò in nessuna voglia

ne seguì una battaglia
e nella resa senza onore rinunciò ad ogni gloria

per quel figlio vile il generale si sparò

quel figlio per riprendersi l'onore
non dormì mai per non sognare
per essere stanco e nervoso nei desideri
che aggiravano le strategie

il figlio del generale si è sparato
in una notte d'agosto di luna piena
mentre i grilli cantavano
e le lucciole cercavano di far capire
che le stelle non sono poi così lontane
e un usignolo eccentrico senza più voce
per gareggiare a contare le notti brave


Michael Santhers - dal volume: "Amori scaduti di un'essere qualunque"

LA PELLE
Strinsi
nel vestito
la vita che non c'era

vidi nel riflesso dei bottoni
le mascelle appese
dedite a vegliare
le macerie
dei dolori strozzati

sotto l'alibi
di una canzone
uscirono in rumore
alcune parole
ribelli a deliri
dell'anima

sterili di lacrime
funerei adagiati
sull'orizzonte degli addìi
gli occhi
scrutarono una nuvola
spinta dall'addizione
dei lamenti
questo
mi parve il vento
che schivava i vicoli
senza trovarti
tra miliardi di usci
che immaginai
cercando il cadavere
della speranza

tra le mani
il vestito
muta di serpente
ormai lontano
in una nuova primavera
e l'amore
intermediario
di due cuori
ci aveva lasciato
la pelle


Michael Santhers - dal volume: "Silenzi che hanno parlato al vento"

LI CHIAMANO POETI
Sono operai
che fabbricano lamenti
li chiamano poeti
appendono parole
al sottile filo
del destino

impastano dolori
per un pane amaro
a una società
che ha sete di potere

sono vele al vento
che hanno perso il mare
impigliate
nelle ombre dell'anima

li chiamano poeti
per una gara
a sputar dolori
più distanti
soavi
con meno rumore

li chiamano poeti
custodi
cantori
degli archivi dei vomiti
pieni di cuori
che si fermarono
per le fatiche
dell'inseguire
un'accoppiamento
fatto passare
per abbellire
le bestialità
per
.....amore........


Michael Santhers - dal volume: "Silenzi che hanno parlato al vento"

LA ZANZARA
Lasciò la palude
e venne sul mio collo
bussò con un ronzìo
alla porta delle vene

si servì senza risposta
del mio sangue
avvelenato
di rimorsi

con un giro
fece un'aureola
intorno ai dolori
impigriti
di mestiere
a guardia del grigiore
arbitro sicuro
di luci e ombre
briganti e esche
per la rapina
delle gioie del cuore

dissi alla Zanzara
vai da lei
per una trasfusione
e spezzagli
il sorriso
del suo mondo
che mi esclude

l'animale disse
c'è troppo peso
nella rabbia
e non riesco più
a volare
verso le gioie
che dovrei inquinare

rovesciò le ali
sulla bianca formica
e morì
insieme all'ultimo
sussulto
che pur nel peggio
il mio cuore
avrebbe.....avuto


Michael Santhers - dal volume: "Silenzi che hanno parlato al vento"

IL CINESE
Il Cinese salutò

scettico l'uomo bianco
rallentò il passo
e rispose con ritardo

ci vedono tutti uguali
e il mio amore svedese
non potrà mai veramente amarmi
in un abbraccio vede tutta la Cina
e noi siamo in tanti
milioni di milioni
in una sola identità visiva

andò da un chirurgo
si fece allungare il naso
e due caverne sopra gli occhi

colorò i capelli color grano
tornò dalla ragazza
e questa quando lo vide
..più che un finto Europeo
posso averne uno vero
perchè sei stato così malvagio
da cambiare ciò che io vedevo

il cinese tornò a casa

figlio mio disse la madre
ti ebbi con infinita gioia
e tuo padre con orgoglio
a vantarsi della tua somiglianza
e tu ora fai di tutto per sembrare
un figlio della colpa
per noi e la tua terra

il Cinese si guardò allo specchio
e non si riconobbe

capì che per il mondo
in mille posti
tra mille sbarchi
aveva perso la sua anima

forse era lui
lo trovarono in mare
i pesci avevano visto
solo una carne che non si poteva più
sprecare e il volto la parte più spoglia
per incominciare a incantare la fame


Michael Santhers - dal volume: "Normalità incondivisibile tra maschere clonate"


LE POESIE DI:
Alessandro Gioia

La maschera di Pierrot
Spesso vago,
delirando,
in cerca di una dispersa favola,
ma poi l'orrore,
e tremano i miei denti.
Campi di grano finti
e luminosi sentieri,
delle foglie i fruscii,
acque che sgorgano da ruscelli dipinti,
s'impossessano del mio mondo.
Alcune volte sogno davvero,
sogni senza tempo,
disperati, fannulloni,
e si confondono i cieli,
immensi spazi, di diversi mondi,
e non oso alzare lo sguardo,
perché vedo sempre ali senza corpi d¹uccello.
Si avvicinano automi che marciano suonando
cornamuse e fanfare,
vedo orrende scene,
disperate creature,
inciampo su gente magra,
su stomaci etiopi
che dimagriscono non lontano da me.
Sogno una donna che si "cosparge" di profumo francese,
indossando diamanti,
grassa e volgare,
donna che calpesta serpenti viscidi
e urlanti.
Mi sveglio e
mi soffoca l'alba,
orrendo persino del gallo il canto.
Sono Pierrot,
ecco perché piango.

Donatemi una favola
Una notte
sognando
paesaggi marini
granelli di sabbia assopiti,
di un passato gli amori,
la rabbia di un ieri lontano
e
inermi dolori,
lacrimando
i miei occhi tacquero.
Legati rimasero,
all'angolo di una caduca esistenza.
Il cuore si spense
e
una melodia lenta
pace donò
scemandosi
lentamente
con il suono
attraverso dei piccoli ed eterni
bagliori antelucani.
Il mio sogno,
sempre meno sogno
mi ridiede il vero
in cui viviamo.
Il vero!
Questo piccolo neo,
che morde e fugge,
giocando.

La ballata del saggio
Tacciamo
alcune volte,
come bambole di pezza
infantili.
Spesso fragili
corriamo qua e là,
simili a dei cani sbandati.
Profumi di viole e d¹incenso
risvegliano i nostri silenti giardini,
e le chiese di sera
perdonano
i nostri angosciosi peccati.
Frutti acerbi,
illusioni,
sbarazzine e mature,
saltellano nei mattini piovosi,
attraverso vie crudeli,
con maniere false e allegre.
La vita non è
ascoltare musica gitana,
accoppiata di un promettente amore.

Lontano dall'uomo
Se dovessi rinascere
me ne guarderei bene
dall'essere uomo.
Se dovessi rinascere,
vorrei volare,
vivere
come un uccello selvatico
e guardare tutto dall'alto,
spiegare le mie ali.
Volare e immaginare
solo nuvole,
essere un falco,
e considerare la terra degli uomini
un qualcosa di talmente lontano,
come se non ci fossi mai stato.

Estate
Cadendo, le stelle
fanno sognare
belle cose,
sinuose comete,
ombrose rose.
Giacenti paesaggi
all'unisono
si uniscono,
sembra tutto un dipinto
di un artista il quadro.
Poi le lucciole
e il silenzio
ancora.
E la loro eterna voce,
notte dopo notte,
dopo i raggi.
Voce dopo il sole.
Che al mattino
tace.

Raus
(Dedicata a tutti gli stranieri)
Le scritte sui muri lasciano il segno.
Sassi
e salite,
alberi e bellissimi
fili d'erba incontrai
da bambino.
Accadde tutto nei miei sogni infantili,
nelle fredde notti tedesche.
Sui muri di periferia
Graffiti e scritti:
"Gli stranieri fuori!"
Non era poesia,
e io da piccolo non capivo,
indifferente a quel comando, crebbi.
Ma lo straniero ero io!
Dava, forse, fastidio la mia presenza.
La mia assenza, in fondo, bene accettata.
Quelle scritte ci sono ancora,
sui muri delle nostre coscienze emigrate,
sull'animo di mio padre.

Quel vecchio pescatore
Spesso domando a me stesso
chi siamo o cosa siamo diventati,
del bel paese che eravamo,
fatto di colline, montagne innevate,
e di vini antichi,
nati da viti disperse
di fianco a brulli sentieri,
ora quasi nulla.
Questo niente diverso,
crudo, atroce qualunquismo,
figlio di coscienze stordite,
illumina le nostre vie,
i nostri animi gaudenti.
Ma c'è ancora il mare,
che non è cambiato, sempre verde azzurro,
dai gabbiani sorvolato,
è lì, ci guarda, osserva proprio noi,
con stralunata aria, quasi umano,
ci commisera, in silenzio.
Solo l'andirivieni di spumeggianti onde,
lo fa parlare, e uno stanco pescatore,
che ammira conchiglie, in attesa di una sera,
diversa e fiera, gli parla.


LE POESIE DI:
Riccardo

Bosco di Ginestre
Sentieri aspri i percorsi liberati nei mille secondi già ritorti … cent’anni!
Insensibile ad ogni Tua lacrima… nell’esigenza “Loro” di radici durevoli per l’anima .
Le idee tratteggiate ed affacciate al bordo delle dita
Vivono istantanee fatali e persistenti,….. i “Loro” sguardi dentro!.
Indomabile resiste la Tua curva nel percorso edificato già ieri e ieri … e per domani,
Ascolta … quanto è forte l’aroma di ginestra poggiato sul Tuo Cuore.



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